Donne in Rete, il dibattito è aperto e interessante

donna2.jpgSi tratta del dibattito sul ruolo delle donne bloggher e sulle forme di partecipazione delle donne in Rete.

A scatenare la questione è stato l'intervento di Andrea Beggi che al FemCamp ha dissertato di "Blogging for Ladies: (quasi) tutto quello che una donna avrebbe voluto sapere sui blog e non ha mai pensato di chiedere. Come utilizzare meglio dei maschiacci tutte quelle robe dai nomi strani". L'intervento si trova a questo indirizzo.

A chiedersi se è vero che le blogger faticano a emergere perché in realtà scrivono più per loro stesse e che commettono più errori o padroneggiano meno questa forma di comunicazione è Sorelleditalia che appunto parte dall'intervento di Beggi al FemCamp.

Beggi ha infatti sottolineato come nei primi 100 blog non commerciali di Blogbabel ci siano solo 5 blog scritti da donne e di come in realtà le donne in Rete preferiscano in qualche modo crearsi una cerchia di fedelissimi e parlare a loro; nel suo intervento Beggi ha anche sottolineato come le donne partecipino poco alle discussioni online, non propongano spesso contenuti qualitativamente rilevanti e non siano in grado di utilizzare attentamente la tecnologia a loro disposizione.

In sostanza Beggi sposa la tesi di Danah Boyd, già citata in un altro mio post qui, la quale sostiene che ?le donne hanno una peculiare forma di socializzazione e di gestione dei legami personali. Tendono ad avere legami più forti, costituiscono reti di supporto, gruppi di persone che siano punto di riferimento e di confronto, magari di aiuto. Reti come queste nella vita quotidiana presuppongono la presenza fisica come componente fondamentale e, quindi, anche se traslate in Rete, portano inevitabilmente a creare e mantenere rapporti molto profondi con un numero più ristretto di persone?.

Tesi che supporto completamente in aggiunta al fatto che, secondo me, non si tratta di tendenza all'autoreferenzialità da parte delle donne che tengono un blogger nè di scarsa padronanza della materia e/o della tecnologia, quanto probabilmente della volontà/possibilità di scegliere di cosa parlare senza badare troppo all?audience e scegliendo il target cui rivolgersi.

Sposa la mia stessa tesi Roberta Bartoletti di Lamemoriadelle cose, presente al FemCamp, cui rimando per un interessante approfondimento/dibattito.

A questo punto sono io a chiedermi: il messaggio giustifica il mezzo? E il mezzo, da solo, può essere considerato lo strumento necessario per far arrivare il messaggio?

Francamente non credo: il mezzo è funzionale al messaggio ed è chiaro che il blog personale della sottoscritta non ha bisogno di finire su Technorati o su BlogBabel o chicchessia, dal momento che a ben pochi interessa sapere come si è vestita la sottoscritta per andare a lavoro o cosa ha mangiato la sera. Diventa un chiaro strumento di visibilità nei casi in cui si parla di blog a tema, blog professionali o aggregatori di soggetti intorno ad un tema.

Ma la specificità di genere non è certo la discriminante...