La laurea in Italia non serve più

Non paga più come una volta, la laurea. E neanche il diploma. Per lavorare e guadagnare basta la terza media. È uno dei dati salienti del Rapporto Unioncamere 2008, presentato in occasione della sesta Giornata dell’Economia.

La differenza di retribuzione lorda tra un impiegato diplomato o laureato e uno non qualificato con la licenza media è di circa 1.600 euro l’anno. Ovvero poco più di circa 120 euro lordi al mese.

La spiegazione dell'abbassamento degli stipendi dei lavoratori italiani viene ricollegata nel Rapporto alla scarsa attenzione al merito che caratterizza il mercato del lavoro nel nostro Paese.

Ma analizzando il mercato dal punto di vista occupazionale le notizie migliorano. Poiché, anche se in modo meno deciso, prosegue la fase di crescita occupazionale che ha contraddistinto l’ultimo decennio.

Le imprese, infatti, prevedono per il 2008 un incremento dell’occupazione dipendente intorno all’1%, che in termini di posti di lavoro corrisponde alla nascita di circa 110mila nuove opportunità lavorative.

In particolare, dal Rapporto risulta che le aziende che assumeranno nel 2008 rappresentano il 28,4% del totale e c’è un ulteriore 11,8% che assumerebbe se cambiassero alcune condizioni di contesto. Il freno è sempre lo stesso: la pressione fiscale.

Sempre sul fronte occupazionale dei laureati, dai risultati del rapporto emerge la crescita dei contratti a tempo indeterminato per i dottori. Le differenze in positivo ci sono anche rispetto allo scorso anno.

La richiesta di laureati nell'anno 2007 riguardava circa il 9 per cento delle nuove assunzioni, mentre le entrate prog r a m m a t e per il 2008 dovrebbero superare di poco il 10%.

La domanda di laureati dovrebbe superare, quindi, il 12% del totale. Per arrivare a 100mila ingressi complessivi nel corso dell’anno.

In conclusione, il quadro dipinto dal Rapporto di Unioncamere mostra un Paese in grande difficoltà (via Lavorare.net)".

 Ogni commento risulta superfluo!Foot in mouth

Commenti

amaramente superfluo

Infatti, cara, è durissima per i laureati. Purtroppo gli studi qualitativamente superiori (accademici) non sono assolutamente spendibili in una professione. Gli umanisti soprattutto ne pagano le conseguenze...

Emigrazione?

L'emigrazione sembra quasi sempre più una strada obbligata piuttosto che una scelta. Se si vuole vivere tranquilli e soddisfatti del proprio lavoro.
Non c'è che dire, lo sconforto dilaga.

sonia

Sara e Sonia...

saremo seppelliti dalle nostre stesse mancanze...

Italia si... italia no

Mah da noi o si è bravi a dare calci ad un pallone o a svestirsi... ogni altra professione viene vista di cattivo occhio!

dovevo fare la nutrizionista

ecco la verità

Forse Forse

Ma facciamo il più inutile di tutti... il TRONISTA!!!

me pareva....

Interessante. Sono dati che, empiricamente, avevo già osservato. Non ne faccio una questione di merito nè qualifiche, ma mi sono accorta da tempo che molto spesso è così.
Le motivazioni sono molte, fra cui, secondo me, il fatto che i lavori manuali o non di conectto si sono svalutati agli occhi di tutti, non è ritenuto "nobile" fare l'elettricista, l'idraulico, il garagista - salvo poi restare troppo spesso parcheggiati all'univesrità o in disoccupazione.
Altro motivo, lo SFASCIO del mercato del lavoro, il plagio pluriennale con cui ci hanno rintronato di contratti in job sharing, job pooling eetc etc (mi censuro), e ancora: in un mercato sfasciato e non meritocratico, la lotta dei laureati per accapparrasi un posto è homo hominis lupus/mors tua vita mea - come può esserci consapevolezza e coesione di categoria?
Poi diam la colpa alle badanti............